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Inkayacu
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mwbamwbqInkayacu (il cui nome in lingua mwbgQuechua significa "re delle acque") è un mwbwgenere estinto di mwcapinguino gigante vissuto nell'mwcqEocene superiore, circa 37.2-33.9 milioni di anni fa (mwcgDivisaderano-mwcwTinguiriricano), in quello che oggi è il mwdaPerù. Il genere contiene una singola mwdqspecie, ossia mwdgmwdwI. paracasensis. L'animale è conosciuto da uno scheletro quasi completo, scoperto nel 2008, e che comprendeva delle impressioni di piume, le prime ritrovate nel fossile di un pinguino. Uno studio sui mweamelanosomi, mweqorganelli contenenti i mwegpigmenti all'interno delle penne, indica che le piume dell'animale erano di colore grigio o bruno rossastro. Tale colorazione differisce non poco dal piumaggio dei moderni pinguini, che devono il loro piumaggio bruno-nero ai loro grandi melanosomi dalla forma mwewellissoidale.
Contents
• Note
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Descrizione
Sebbene fosse un pinguino primitivo, mwfwInkayacu assomigliava molto ai suoi parenti moderni. Possedeva ali simili a pagaie con mwgapenne corte e un becco molto lungo. mwgqInkayacu, insieme ad altri pinguini estinti del Perù, sono spesso definiti pinguini giganti a causa delle loro dimensioni, difatti, l'animale era lungo circa 1,5 metri (5 piedi), in contrasto con il più grande pinguino vivente, il mwggpinguino imperatore (mwgwAptenodytes forsteri), che è lungo circa 1,2 metri (4 piedi).cite-ref-bm10-1-0[1]
I mwiqmelanosomi all'interno delle penne di mwigInkayacu sono lunghi e stretti, simili a quelli della maggior parte degli altri uccelli. La loro forma suggerisce che mwiwInkayacu avesse un piumaggio grigio scuro e bruno-rossastro rispettivamente sul dorso e sulla pancia. I pinguini moderni hanno melanosomi della stessa lunghezza di quelli di mwjaInkayacu, ma sono molto più larghi. Sono inoltre in numero maggiore all'interno delle cellule viventi dei pinguini. La forma di questi melanosomi dà loro un colore marrone scuro o nero, ed è la ragione per cui i pinguini moderni sono per lo più in bianchi e neri. Nonostante non abbia i caratteristici melanosomi dei moderni pinguini, le penne dellmwjq'mwjgInkayacu erano comunque simili a quelle delle specie moderne. I melanosomi all'interno delle piume forniscono sia il colore che resistenza all'usura. Le piume che formano il contorno del corpo dell'uccello avevano grandi mwjwcalami, e le mwkapenne primarie lungo il bordo delle ali sono corte e indifferenziate.cite-ref-cetal10-2-0[2] La nanostruttura delle penne dell'animale si evoluta dopo precedenti modificazioni macrostrutturali della forma della piuma, il che è visto come un adattamento al volo subacqueo dei pinguini.
Storia della scoperta
I resti fossili di mwnwInkayacu vennero scoperti per la prima volta nel 2008 sulla costa pacifica di mwoaIca, in mwoqPerù. Uno scheletro quasi completo venne scoperto nella Formazione Otuma,cite-ref-fwinkayacu-3-0[3] nella mwpgRiserva Nazionale di Paracas da un team di una spedizione guidata da Rodolfo Salas e studiato da un team guidato da Julia Clarke dell'mwpwUniversità del Texas. L'esemplare rappresentava il primo fossile di pinguino che mostrasse ancora tracce del piumaggio. Le penne erano perlopiù ben conservate, tanto che i ricercatori Julia Clarke, Liliana D'Alba e Ali J. Altamirano furono in grado di eseguire delle analisi sui melanosomi. Fino ad ora, senza l'aggiunta di penne, non è stata condotta alcuna ricerca sulla nanostruttura delle penne antiche. La zona in cui era stato rinvenuto l'esemplare di mwqaInkayacu, era già noto per la presenza di altri pinguini giganti, tra cui la specie mwqqPerudyptes devriesi e mwqwmwraIcadyptes salasi, descritti dalla zona l'anno precedente.cite-ref-cetal07-4-0[4]
La prima evidenza di melanosomi in piume fossili fu pubblicata alla fine del 2008, essendo stata segnalata in un esemplare di un uccello del mwsgCretaceo inferiore.cite-ref-vetal08-5-0[5] Il mwtwpaleontologo Jakob Vinther , autore del documento del 2007 sui primi melanosomi fossili conosciuti, trovò melanosomi nelle penne di mwuaInkayacu subito dopo la scoperta del fossile. Questa scoperta fornisce una panoramica di come la storia evolutiva di mwuqInkayacu abbia influenzato la morfologia dei suoi discendenti esistenti.cite-ref-0-6-0[6]
Il genere contiene una singola mwvwspecie, ossia mwwaInkayacu pacarasensis. Il nome del genere, mwwqInkayacu, deriva dalle parole mwwgQuechua mwwwInka che sta per "imperatore" o "re", e mwxayacu ossia "acqua"; pertanto il nome dell'animale significa "re delle acque". L'epiteto specifico, mwxqpacarasensis, si riferisce a mwxgParacas, dove sono stati trovati i fossili dell'animale.
Paleobiologia
mwyqInkayacu viveva nel mare che estendeva in Perù durante l'mwygEocene superiore. Gli arti a pagaia permettevano all'animale di trascorrere molto tempo in mare. I grandi melanosomi all'interno delle cellule dei pinguini viventi conferiscono alle penne una maggiore rigidità, che può essere un adattamento per far fronte allo stress del volo sott'acqua. Poiché mwywInkayacu ha un numero minore di mwzamelanosomi, potrebbe non essere stato in grado di nuotare a grandi profondità, possibilmente rimanendo vicino alla superficie. Tuttavia, è anche possibile che i melanosomi dei moderni pinguini non diano loro un vantaggio sott'acqua, dal momento che le penne sul lato inferiore sono principalmente bianche, prive della rigidità della melanina. Se la mwzqmelanina è presente nelle penne per aggiungere rigidità, ci si aspetterebbe che tutte le piume sui pinguini viventi siano nere.cite-ref-0-6-1[6]
Note
cite-note-bm10-11. ↑ mwcaBalter M., mwcqmwcgHow Penguins Got Their Water Wings, in mwcwScienceNow, 30 settembre 2010. mwdaURL consultato il 30 settembre 2010.
cite-note-cetal10-22. ↑ mweaJulia A. Clarke, Daniel T. Ksepka, Rodolfo Salas-Gismondi, Ali J. Altamirano, Matthew D. Shawkey, Liliana D’Alba, Jakob Vinther, Thomas J. DeVries e Patrice Baby, mweqmwegFossil evidence for evolution of the shape and color of penguin feathers, in mwewScience, vol.mwfa 330, n.mwfq 6006, 2010, pp.mwfg 954-957, mwfwDOI:mwga10.1126/science.1193604, mwgqPMIDmwgg mwgw20929737. mwhaSupporting Online Material
cite-note-fwinkayacu-33. ↑ mwiamwiqInkayacu mwigArchiviatomwiw il 22 ottobre 2020 in mwjaInternet Archivemwjq. at Fossilworks.org
cite-note-cetal07-44. ↑ mwkwJ.A. Clarke, Ksepka, D.T., Stucchi, M., Urbina, M., Giannini, N., Bertelli, S., Narváez, Y. e Boyd, C.A., mwlamwlqPaleogene equatorial penguins challenge the proposed relationship between biogeography, diversity, and Cenozoic climate change, in mwlgProceedings of the National Academy of Sciences, vol.mwlw 104, n.mwma 28, 2007, pp.mwmq 11545-11550, mwmgDOI:mwmw10.1073/pnas.0611099104, mwnaPMCmwnq mwng1913862, mwnwPMIDmwoa mwoq17601778.
cite-note-0-66. ↑ mwuq(mwugmwuwEN) Julia A. Clarke, Daniel T. Ksepka, Rodolfo Salas-Gismondi, Ali J. Altamirano, Matthew D. Shawkey, Liliana D’Alba, Jakob Vinther, Thomas J. DeVries e Patrice Baby, mwvamwvqFossil Evidence for Evolution of the Shape and Color of Penguin Feathers, in mwvgScience, vol.mwvw 330, n.mwwa 6006, 12 novembre 2010, pp.mwwq 954-957, mwwgDOI:mwww10.1126/science.1193604, mwxaISSNmwxq 0036-8075, mwzqPMIDmwzg mwzw20929737.
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